La Bouche de Fer

Gustave Henri Jossot

martedì 8 giugno 2010 di Felip Equy

Benché non sia del tutto caduta nell’oblio, l’opera del caricaturista Jossot (1866-1951) meriterebbe una maggiore diffusione. I suoi migliori disegni datano dell’inizio del secolo, ma i soggetti da lui trattati sono sempre di attualità ed il suo grafismo, sorprendentemente moderno all’epoca, non è ancora invecchiato.

Gustave Henri Jossot è nato a Digione in una famiglia benestante. Perde sua madre quando è ancora bambino e sopporta male l’ambiente familiare. Manifesta già disprezzo verso la famiglia: «I genitori sono degli scorpioni»; a proposito della sua matrigna, scrive: «Ero tormentato dal continuo fastidio di distruggerle una sedia sulla lamiera». Il liceo e l’esercito non gli lasceranno dei ricordi indelebili. Poi, come suo padre, va a lavorae in una compagnia di assicurazioni; non per molto tempo: una prima eredità gli permetterà di dedicarsi alla pittura ed al disegno. Nel frattempo aveva sposato una sarta e aveva così rotto con il suo ambiente di origine.

 I suoi primi disegni

La sua formazione di pittore è abbastanza classica, ma si orienta molto presto verso la caricatura. I suoi primi disegni sono pubblicati nel 1891 in giornali umoristici (Le Rire), letterari e artistici. Il suo stile originale verrà presto notato dai lettori ed i critici. Un tratto spesso delimita gli oggetti ed i personaggi. Quest’ultimi sono schmatizzati all’estremo, i caratteri sono esagerati. I colori, dapprima tenui, diventano più violenti: nero, bianco e rosso. Jossot non si rifà a nessuna corrente. Lui stesso si è richiamato al Medioevo romanico, è vero che certi suoi personaggi fanno pensare ai doccioni [gargouilles]. Si è detto di lui che era un precursore dell’espressionismo. Le sue didascalie sono particolarmente curate: sono corte ed incisive.

I suoi disegni più interessanti verranno pubblicati in un breve periodo (dal 1901 al 1907). In fin dei conti, ci lascia una produzione poco abbondante. Non aveva preoccupazioni finanziarie (una seconda eredità gli pervenne nel 1899) e faceva l’apologia della pigrizia, cosa che è tanto più facile quando non si ha bisogno di lavorare. Durante questo periodocollabora a dei giornali satirici (L’Assiette au Beurre, Le Diable), anticlericali (La Raison, L’Action), anarchici (Les temps nouveaux). Ritroviamo i suoi disegni egualmente in L’Antivivisection e Internacia sociarevuo (rivista in esperanto). Pubblica anche tre albi di caricature, un romanzo illustrato, alcune cartoline postali, delle litografie e dei manifesti pubblicitari.

L’Assiette au Beurre è il giornale nel quale si trova il maggior numero dei suoi disegni. Egli collabora a 35 numeri (su 600 apparsi tra il 1901 e il 1913) di cui 18 sono interamente disegnati da lui. L’Assiette au Beurre era l’equivalente di Charlie Hebdo negli anni Settanta o di La Grosse Bertha oggi. Si trattava di un giornale anticlericale, antimilitarista, anticapitalisa, in breve antitutto ma che non aveva nulla di anarchico. Il giornale si vendeva molto bene ed i suoi proprietari ebbero l’intelligenza di lasciare gli autori liberi di esprimersi liberamente. Vi hanno collaborato scrittori come Laurent Tailhade, Octave Mirbeau o Jehan Rictus. I più grandi disegnatori del momento vi presero parte: Aristide Delannoy, Jules Grandjouan, Steinlen. Pittori allora sconosciuti vi collaborarono prima di diventare delle celebrità: Juan Gris, Van Dogen.

 Un gioco al massacro

Dal 1901 al 1904, Jossot se la prende nei suoi disegni con le istituzioni. I preti, i militari, i poliziotti, i giudici, i genitori, i framassoni: tutti vengono colpiti per il loro ruolo, è un vero gioco al massacro, tutte questi burattini vengono demoliti con una grande ferocità. A partire dal 1906, se la prende con l’individuo in ciò che ha di più mediocre: il pudore, l’onore, il rispetto, l’alcolismo. Il lavoro di demolizione di Jossot è totalmente anarchico, ma lui stesso non rivendicava quest’etichetta: «Il mio ideale (sarebbe) di non averne affatto», «questa sacra questione sociale è insolubile e lo resterà finché gli uomini rimaranno bestie e malvagi, il che può durare ancora molto tempo». I disegni di Jossot ignorano le lotte operarie, alal maniera di Georges Darien o di Zo d’Axa: «Intendo vivere come un uomo libero», «il bisogno del caricaturista (consiste) nel seminare nei cervelli pensanti idee liberatrici», «il mio sogno: comprare una casa (in cui) potrei a mio comodo fare dell’arte per ammazzare il tempo o aspettando che il tempo ammazzi me». Jossot è innanzitutto un osservatore sincero che rifiuta l’arrivismo e fugge come l apeste i salotti parigini.

 Jossot e l’Islam

Dopo il 1907, le attività di Jossot non hanno più grande rapporto con l’anarchia. La sua figlia unica è morta all’età di 11 anni, attraversa un periodo di depressione. Viaggia molto. Alla fine del 1911 risiede in Tunisia e non tornerà più in Francia. Stranamente, il vecchio caricaturista anticlericale, dopo una crisi mistica, si convertirà nel 1913 all’Islam. Assumerà il nome di Abdul-I-Karim Jossot. Poiché è uno dei Rari Europei a vestirsi all’orientale, crea un certo scandalo per le strade di Tunisi. Ha oramai abbandonato la caricatura, ma dipinge paesaggi, degli olii e degli acquarelli. Conserva un occhio critico: durante la Guerra 1914/18, scrive sulle riviste pacifiste Le Bonnet Rouge (Il Berretto rosso); collabora anche ai giornali tunisini in cui denuncia i crimini del colonialsimo, ma in modo molto timido. Il suo individualismo lo spinge sempre a rifiutare la lotta politica e la violenza. La sua conversione all’Islam era legata ad un rifiuto delle idee occidentali di lavoro e di progresso.Pensava di trovare una religione senza culto, dogma e clero! Si stanca molto presto della preghiera del Venerdì alla Grande Moschea e comincia ad interessarsi al sufismo, una specie di libero pensiero dell’Islam molto mal visto dai musulmani ortodossi. Constatando che i suoi sforzi per acquisire la fede erano vanio, verso il 1930 rompe con ogni forma di religione organizzata. Nel 1938, pubblica un libro Le Foetus récalcitrant dove vi espone la sua definizione del caricaturista e propone un «vangelo» della pigrizia. Trascorre gli ultimi anni della sua vita a Sidi Bou Said, un villaggio di pittori vicino a Tunisi e muori dimenticato.

Se i disegni di Jossot continuano ad interessarci oggi è perché essi attaccano le istituzioni e questo sono 90 anni dopo sempre le stesse. I suoi disegni non sono datati. Non ha fatto la caricatura a personalità e uomini politici dell’epoca ma a giudici, genitori, polizia, esercito… I suoi bersagli sono sempre i nostri. Così abbiamo potuto vedere i suoi disegni in L’Enragé (L’Arrabbiato) nel 1968 poi in Le Monde Libertaire o in Libération ed anche sulle copertine di libri dedicati alla giustizia.

[Traduzione di Ario Libert]


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