La Bouche de Fer

La Makhnovishina

martedì 8 giugno 2010 di Y. B.

Quando scoppia la rivoluzione russa, i partiti politici non svolgono alcun ruolo. La popolazione prende in mano il suo destino organizzando liberi soviet ( o consigli) di operai, contadini e soldati. Ma per gestire la società, si posò un problema. Due soluzioni erano possibili: trasmettere al potere politico la rivoluzione in corso o incoraggiare l’auto-organizzazione delle masse.

Gli anarchici e con loro alcuni socialisti-rivoluzionari (populisti) hanno sostenuto questa seconda strada. La loro influenza cresceva da quando avevano partecipato ai combattimenti contro lo zarismo. Lenin dirige nel 1918 un partito bolscevico allora in pieno sbaraglio. Chiama i suoi militanti a prendere il potere «altrimenti l’ondata di anarchia presente può diventare più forte di noi». Insegue gli eventi per raggiungere lo slancio popolare. Dopo la presa del Palazzo d’Inverno (sede del governo moderato) nell’ottobre del 1917 e la liquidazione del parlamentarismo, l’imposture non tarda ad esplodere. I bloscevichi confiscano la rivoluzione. Creano un nuovo Stato burocratico e poliziesco. Eppure era un anarchico, Jelezniakov, che aveva preso l’iniziativa di cacciare i deputati per cedere il potere ai soviet. Per Lenin, non c’è c’era nessun problema!

 Le Guardie nere

A Mosca e nelle principali città, gli anarchici avevano creato delle unità di autodifesa: le Guardie Nere. Esse potevano tener testa la Ceka, la polizia politica dei bolscevichi. Di conseguenza, nell’aprile del 1918, quest’ultimi lanciarono un attacco a sorpresa contro i locali delle Guardie Nere. Il giorno seguente, il quartiere dove erano scoppiati i combattimenti offriva un aspetto terribile: i colpi di cannone avevano trasformato le case in rovine, tra gli immobili a pezzi e le mura crollate, nei cortili e sulle strade, giacevano dappertutto dei cadaveri. Dappertutto, si potevano vedere anche dei resti insanguinati di corpi umani, teste, braccia, intestini o orecchie ed il sangue scorreva lungo i canali di scolo dei marciapiedi. Il governo bolscevico aveva trionfato" [1]. Vi furono molte decine di morti e centinaia di arresti. Di fronte alla protesta popolare, Lenin e Trotsky dovettero liberare degli anarchici ma le organizzazioni furono proibite. Da quel momento l’esistenza del movimento si svolse nella clandestinità o in galera.

 Nestor Makhno

Un solo movimento conservava la sua libertà: quello di Makhno in Ucraina, Nestor Makhno è nato nel 1889 da una famiglia di contadini poveri. Lavora nelle fattorie del suo villaggio (guliai-Pole), poi come operaio. Nel 1906, Makhno aderisce al gruppo anarchico locale. Partecipa a delle azioni contro i ricchi (industriali, grandi proprietari) ma il gruppo è scoperto e arrestato. Makhno è condannato a morte ma rifiuta di chiedere la grazia: Non possiamo chidere nulla a quel delinquente di uno zar… questi criminali ci hanno condannato a morte, che ci appendano dunque. Alla fine, la sua giovane età lo salva da una esecuzione. Marcisce in carcere prima di essere liberarto dalla rivoluzione. Diventa responsabile di un soviet di contadini e di un sindacato di operai. Alla testa degli abitanti del villaggio, pratica l’espropriazione dei grandi proprietari per dare i loro beni al popolo. Makhno diventa un nuovo Robin Hood nello spirito dei contadini.

Quando il governo bolscevico cede l’Ucraina ai Tedeschi ed agli Austriaci, Makhno deve fuggire e recarsi a Mosca. Vi incontra Lenin che gli spiega che gli anarchici perseguitati sono in realtà dei banditi. Alla fine dell’incontro, Lenin afferma che Makhno è il solo «vero» anarchico! Makhno lascia il dittatore preoccupato per il futuro della rivoluzione. Incontra anche degli intellettuali anarchici di cui deplora la mancanza di energia.

Di ritorno in Ucraina, Makhno scopre che gli Austriaci hanno ucciso parte della sua famiglia e bruciato la sua casa. Subito, crea un gruppo di partigiani, combattenti sotto la bandiera nera. I partigiani portano dei duri colpi al nemico. Essi attaccano sempre di sorpresa, spariscono grazie alla complicità dei contadini che nascondono i loro cavalli. Presto la reputazione di Makhno è tale che numerosi gruppi si uniscono a lui. Però, mai ne sarà il capo. Lui e tutti gli ufficiali della «Makhnovishina» sono eletti e revocabili dai loro uomini. Un vero spirito libertario vi regna… Nel novembre 1918, l’Ucraina è evacuata dagli Austro-Tedeschi e Makhno tiene a bada le armate bianche zariste. Può incoraggiare le pratiche libertarie. Dei congressi regionali di contadini e di insorti coordinano l’attività economica. I combattenti sono sotto lo stretto controllo della popolazione. I contadini non si esimono dall’effettuare delle critiche, comprese a Makhno stesso. Quest’ultimo preferisce sostenere le aspirazioni dei contadini piuttosto che di imporre loro una dottrina. Un anarchismo istintivo traspariva chiaramente in tutte queste intenzioni della classe contadina lavoratrice d’Ucraina, i quali esprimono un odio non dissimulato per ogni autorità statale, sentimento accompagnato da una netta aspirazione a liberarsene [2].

 L’azione di Kovalevich

Altrove in Russia , la situazione si aggrava. I bolscevichi arrestano, torturano e giustiziano gli oppositori. Un ferroviere chiamato Kovalevich era responsabile sindacale a Mosca. Perseguitato dal regime, si era rifugiato in Ucraina. Quando rientra nella capitale. è accompagnato da un gruppo di operai armati che diventano una organizzazione clandestina. Nei loro volantini, chiamano ad una nuova rivoluzione contro i bolscevichi. Rispondendo alla violenza con la violenza, fanno saltare l asede del partito comunista il 25 settembre 1919. Saranno uccisi dalla polizia o si faranno esplodere per non arrendersi. Dopo questo atto, la repressione si intensifica. Makhno acquistando troppa influenza in Ucraina, il regime bolscevico ha deciso di distruggerlo. Come poteva tollerare questo progetto di dichiarazione dei makhnovisti?: Consideriamo che, in un futuro vicino, tutte le classi lavoratrici (…) procederanno da sé all’organizzazione della loro vita professionale, economica, sociale e culturale, a partire da principi liberi, senza la tutela, la pressione e la dittatura di qualche personalità, partito o potere che sia" [3].

I bolscevichi scatenano le ostilità arrestando i delegati dei soviet. Trotsky avrebbe dichiarato che era meglio consegnare l’intera Ucraina a Denikin (generale zarista) che dare possibilità alla makhnovishina di svilupparsi. Una taglia è posta sulla testa di Makhno. L’Armata rossa e la guerriglia si affrontano in una vera guerra. Ma se Trotzky preferiva la peggiore delle reazioni a Makhno, eccolo servito: un generale zarista, Wrangel, riorganizza le armate bianche ed invade l’Ucraina. Respinge i bolscevichi. Lenin prepara un’eventuale evacuazione ndi Mosca! I bolscevichi propongono a Makhno un’alleanza. Questi accetta per neutralizzare il nemico prioritario. La makhnovishina riporta una vittoria contro Wrangel, permettendo all’Armata rossa di vincerlo. Subito, Trotzky rompe la tregua e lancia l’offensiva contro Makhno. I suoi principali ufficiali sono catturati a sorpresa e fucilati. La popolazione è terrorizzata. Le unità makhnoviste si battono uno contro cento e spariscono a poco a poco. Makhno riuscirà a resistere sino al 1921. Ma finisce con l’isolarsi. È talmente ricoperto di ferite che i suoi ultimi uomini lo trasportano in barella!

 Le calunnie

Rifugiato a Parigi, Makhno diventa operaio e conduce un avita di miseria, Muore nel 1935 consunto dalla malattia ed anche dal rimorso, Infatti, i servizi segreti sovietici divulgarono delle calunnie di cui alcune hanno avuto grande successo. Così Makhno fu accusato di atti antisemiti, di pogrom. Eppure era facile provare che degli ebrei avevano occupato delle cariche importanti nell amakhnovishina. Makhno protestò in molti articoli contro queste calunnie: Ogni tentativo di pogrom o di saccheggio fu da noi soffoccato sul nascere. Coloro che si resero colpevoli di tali atti furono sempre fucilati sul posto [4]. E citava degli esempi precisi, cosa che non facevano mai i suoi accusatori. Malgrado ciò le voci sono durate a lungo e non è che di recente che è stat smentita del tutto.

Da parte ebraica, non si crede più a queste calunnie. Una recente pubblicazione, a Gerusalemme, basata sulla Encyclopedia Judaica riabilita Makhno [5]. Nell’URSS stessa, la riabilitazione è anche qui cominciata. Nelle riviste dell’Armata rossa, si fa l’elogio dello stratega Makhno quando sino a poco prima era giudicato un brigante! Anche gli storici revisionano il loro punto di vista. La rivista dell’Unione degli scrittori dell’URSS, Literaturnaja Gazeta, ha realizzato un importante numero monografico su Makhno nel febbraio 1989. Certo, il cosacco anarchico veniva criticato, ma questa volta come avversario politico e non come un bandito antisemita. L’aspetto più sorprendente della riscoperta di makhno è il suo successo presso dei gruppi di rock sovietici. Spesso contestatori, i musicisti si servono del suo ricordo per criticare i regime comunista.

Il ricordo del cosacco anarchico resta vivo in URSS. Questo potrebbe far rinascere la speranza rivoluzionaria in questo paese. L’epopea dei Makhnovisti non ha finito di nutrire il sogno di libertà.

[Traduzione di Ario Libert]

[1] R. Rocker, I soviet traditi dai bolscevichi, Parigi, 1973, p. 27.

[2] Makhno, Il grande Ottobre in Ucraina, in: La lotta contro lo Stato ed altri scritti, Parigi, 1984.

[3] Citato da: A. Skirda, I Cosacchi della libertà, Parigi, 1989.

[4] Makhno, La makhnovishina e l’antisémitisme in op. cit.

[5] Israel Pocket Library, Anti-Semitism Keter Books, Jérusalem, 1974.


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